Realtà ed Apparenza

E’ con grande piacere che Pubblichiamo questo articolo. Preso dalla tesina  presentata da una nostra associata, su un argomento abbastanza inusuale da trattare in ambito accademico.  Un analisi profonda sia di carattere filosofico che scientifico che ci porta ad una riflessione su ciò che i nostri sensi percepiscono di veramente reale o  illusorio.   Buona lettura e grazie Mara.

Di Mara Zaccarini
REALTA’ E APPARENZA

“Due terzi di quello che vediamo è dietro ai nostri occhi”
Gli esseri umani vivono aggrappati ciascuno alla propria conoscenza e alla propria rappresentazione del mondo e questa la chiamano “realtà”, ma i concetti stessi di “conoscenza” e “rappresentazione” sono quanto mai labili e ambigui. Nessuno può essere sicuro che ciò che chiama realtà, non sia solo un’illusione. In fondo non è forse vero che le persone vivono immerse nel torpore dei propri preconcetti?
Molti aspetti della nostra vita moderna assottigliano la linea già impercettibile che separa verità e verosimiglianza: prendiamo la Tv ad esempio, che ci fornisce notizie approssimative che non rispecchiano la realtà, oppure internet, grazie al quale ci si nasconde dietro false identità e ci si limita a seguire tutti un’unica strada, senza essere padroni del nostro pensiero. Più andiamo avanti negli anni, più l’insicurezza e la relatività di ciò che viviamo aumenta e questo, anche a causa della fragilità dell’essere umano.
Da sempre la realtà si basa su quello che ci hanno insegnato a considerare vero; a questo si aggiungono le esperienze individuali, la morale, le tradizioni della società e l’ambiente fisico e geografico che ci circonda. Aprire i nostri orizzonti e apprendere nuove conoscenze significa andare verso una maggior consapevolezza di ciò che vive dietro l’apparenza, ma la domanda sorge spontanea: che cos’è la realtà? Il mondo fisico che ci circonda è reale?
Un periodo che più di altri è dominato da questi quesiti è quello che va dalla seconda metà dell’ottocento ad oggi e trova espressione in molte branche della cultura. In ambito filosofico-letterario si pensi, in particolare,

a Pirandello e Schopenhauer che della frammentazione della realtà e della personalità dell’individuo hanno fatto il centro dei loro interessi. Essi ritenevano che quello che vediamo con i nostri occhi è solo apparenza e illusione perché niente ci garantisce che quanto esiste non sia un semplice sogno. E’ proprio in questo periodo che troviamo ancora più difficile distinguere tra reale ed apparente, perché non si tratta più soltanto di illusioni ottiche, ma di illusioni che risiedono nell’anima dell’individuo e delle cose che abbiamo sempre dato per scontato essere vere.
Non solo gli scrittori e i filosofi sono stati catturati da questi interrogativi ma anche i fisici. La meccanica quantistica soprattutto. Gli scienziati di tutto il mondo sono rimasti alquanto stupefatti dalla scoperta che la nostra realtà materiale, non è affatto una realtà fisica.
Avevano forse ragione i filosofi del passato: i nostri sensi veramente ci ingannano. Il dubbio sull’affidabilità dei nostri sensi è un dubbio “antico”: questi cinque preziosi strumenti di cui disponiamo, a volte non ci permettono di testare con certezza la realtà. Un esempio può mettere bene in luce quanto appena detto. Se immergo un bastone nell’acqua, questo è storto; se lo tiro fuori dall’acqua è dritto. IN REALTA’ il bastone è dritto o storto? Ci sono tante possibili risposte a questa domanda; quella che darebbe la fisica quantistica è che dipende dall’osservatore, dal punto di vista di chi osserva il bastone. Il grande insegnamento della scienza è proprio che le cose non sono come le vediamo (è stato Democrito il primo ad avere questo dubbio).
Verso la fine dell’ottocento, si pensava di aver compreso i principi fondamentali della natura. Gli atomi erano considerati i “mattoncini” con cui era costruito il mondo e le leggi universali di Newton spiegavano il moto dei pianeti e di tutti gli altri corpi. Tuttavia, nei primi decenni del novecento, i fisici cominciarono ad esplorare la relazione tra energia e struttura della materia, dando origine, attraverso lo studio più approfondito dell’atomo e dei suoi componenti, a quella teoria, nota come, Teoria dei Quanti. Gli scienziati di tutto il mondo iniziarono a riconoscere che ogni cosa nell’universo è fatta di energia.

Sia la luce, sia gli elementi fondamentali che compongono la materia, sono composti da minuscoli concentrati di energia detti QUANTI, che hanno una duplice natura: ondulatoria e corpuscolare. Più precisamente la materia, a livello subatomico, presenta le caratteristiche tipiche delle onde e solo all’atto dell’osservazione assume un comportamento corpuscolare. Gli atomi fisici sono fatti di vortici di energia che roteano e vibrano costantemente e di conseguenza, anche noi siamo fatti di tutto questo. Se si analizza infatti più da vicino la struttura di un atomo, non si vede nulla, ma si può osservare un vuoto fisico. L’ atomo non ha una struttura “materiale” ed è fatto di energia invisibile, non di materia tangibile. Come direbbe Einstein: « Tutto è energia e questo è tutto quello che esiste».
Un bel paradosso, non è vero? La nostra esperienza ci dice che la realtà è fatta di cose fisiche e materiali e che il nostro mondo esiste in modo oggettivo e indipendente, invece ciò che la fisica quantistica rivela di nuovo è che non c’è una vera “fisicità” dell’universo, ma un intreccio di onde di energia immateriale.
E’ allora l’osservatore che crea la realtà. Noi siamo personalmente coinvolti nella creazione della nostra vita: quando ad esempio compriamo una macchina di colore giallo, all’improvviso per strada noteremo più macchine gialle, ma la realtà non è cambiata, siamo stati noi ad averla modificata, inserendo il giallo nella nostra dimensione soggettiva. Il mondo ti restituisce sempre l’immagine con cui tu lo guardi.
In questa prospettiva, dobbiamo ammettere che l’universo comincia ad apparire più come un grande pensiero che una grande macchina; la mente non sembra più un intruso accidentale, ma il creatore e il governatore del regno della materia.
Un’altra affascinante scoperta della meccanica quantistica è la Legge di non località nello spazio quantico: se due particelle si fanno interagire per un certo periodo e poi vengono separate, quando si sollecita una delle due in modo da modificarne lo stato, istantaneamente si manifesta sulla seconda una analoga sollecitazione a qualunque distanza

si trovi rispetto alla prima. Tale fenomeno è detto “Fenomeno dell’Entanglement”. Ecco che possiamo cominciare a spiegare perché gli esseri umani influiscono sugli altri a distanza, con mezzi diversi dalla parola e dalla vista. Dobbiamo allora ammettere che siamo fatti di campi energetici.
Queste sono solo alcune delle più importanti conclusioni a cui è giunta questa branca particolare della fisica. Come ci ha insegnato il filosofo Karl Popper “niente può spiegare che una teoria è Vera”, ma solo colui che esercita il dubbio sulle idee proprie e altrui può crescere nella conoscenza.
Non ho citato la fisica quantistica con la presunzione che ci consegni la verità assoluta, ma ho cercato di mettere in luce quanto la scienza sìa un cammino infinito, all’interno del quale il nostro dovere è quello di scavare più a fondo su ciò che ci viene spiegato (se Galileo avesse fatto affidamento alla pura realtà che vediamo con i nostri occhi, non avrebbe mai scoperto che è la Terra a ruotare attorno al sole e non il contrario). Per comprendere una nuova idea di realtà dobbiamo quindi essere disposti a cambiare paradigma, cioè il nucleo centrale di un concetto intorno a cui ruota un’intera ricerca. Se un’idea viene interamente accettata diventa dogma e sono proprio le idee limitative ad influenzare lo sviluppo di una società e ad impedire verso una progressione di consapevolezza. Per essere liberati dalla morsa dell’illusione è necessario rimettere in discussione i pilastri della nostra formazione culturale e questa non è cosa facile.
Solo pochi uomini riescono a vedere “al di là dello specchio”, tutti gli altri sono condannati a vivere ciecamente, abbagliati da idee senza fondamento che ci fanno perdere il senso della nostra esistenza e ci costringono a rincorrere una vita frenetica, che vede ormai nell’uomo, solo un consumatore di risorse. Il tiranno responsabile dell’ipnosi collettiva in cui oggigiorno viviamo, credo sia la disinformazione strategica, un velo sottile che ci avvolge e non ci permette alcuna crescita consapevole. Siamo noi disposti a schiodarci dalla seggiola del nostro orizzonte

culturale? Potrà mai l’uomo trovare l’uscita dalla “bolla” in cui siamo rinchiusi? lo credo sia possibile uscire da questo labirinto, figlio dell’ignoranza, se a condurci sarà la consapevolezza e la reale conoscenza di noi stessi. La Verità assoluta non è a portata d’uomo – siamo solo piccoli puntini luminosi di un immenso firmamento- ma una cosa possiamo farla: coltivare la percezione consapevole, così da rendere più sottile il velo illusorio che si inserisce fra noi e la realtà stessa. Distinguere tra realtà e apparenza non è mai stato e mai sarà, cosa semplice: l’unica certezza è che esistono mille sfaccettature con cui quella si propone a noi e infiniti occhi attraverso cui guardarla.
In altre parole, parafrasando un detto cinese, due terzi di ciò che vediamo fuori, lo vediamo prima dentro di noi.
Vorrei concludere questo breve discorso sulla realtà con alcune frasi che ci ha donato il grande Albert Einstein, nel suo brano “Dio e l’Universo”, spunto per me di importanti riflessioni: «Un essere umano è parte di un tutto che chiamiamo “universo”, una parte limitata nel tempo e nello spazio. Sperimenta se stesso, i pensieri e le sensazioni come qualcosa di separato dal resto, in quella che è una specie di illusione ottica della coscienza. Questa illusione è una sorte di prigione che ci limita ai nostri desideri personali e all’affetto per le poche persone che ci sono più vicine. Il nostro compito è quello dì liberarci da questa prigione, allargando in centri concentrici la nostra compassione, per abbracciare tutte le creature viventi e tutta la natura nella sua bellezza. Analizzando e valutando ogni giorno tutte le idee, ho capito che spesso tutti sono convinti che una cosa sia impossibile, finche’ arriva uno sprovveduto che non lo sa e la realizza. La mente intuitiva è un dono sacro e la mente razionale è un fedele servo. Noi abbiamo creato una società che onora il servo e ha dimenticato “il dono”.

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