La visione a distanza è una realtà studiata e utilizzata dai governi

EX FISICO CIA AMMETTE L’ESISTENZA DELLO SPIONAGGIO PSICHICO

Il governo americano ha studiato il paranormale per oltre vent’anni, ed è giunto ad una strabiliante conclusione: non solo telepatia e chiaroveggenza esistono, ma tutti noi le abbiamo. Lo dichiara proprio un membro dei servizi segreti.

Alfredo Lissoni

I Miracoli della Mente
La parapsicologia esiste e funziona. A sostenerlo è un personaggio di tutto rispetto, il fisico americano Russel Targ. Studioso molto noto nel mondo della parapsicologia (Piero Angela ne parlava male già vent’anni fa, all’epoca della propria dissacrante inchiesta televisiva), Targ è stato a capo del gruppo universitario di ricerca sulle facoltà extrasensoriali dello Stanford Research Institute in California dal 1972; anzi, in realtà egli ne fu il fondatore ed il principale animatore; ma ciò che sinora molti parapsicologi semplicemente sospettavano è che queste ricerche, durante vent’anni, erano nel libro paga della CIA e della NASA!

A rivelarlo è, dopo due decenni di riserbo militare, un Russel Targ ormai tranquillo pensionato, ovvero una persona parzialmente slegata dai vincoli governativi del riserbo. Di lui si sapeva che, assieme al collega Harold Puthoff (come lui specialista nella fisica dei laser), aveva pubblicato nel 1977 il volume Mind-reach, uno sbalorditivo trattato scientifico di parapsicologia, in cui i due affermavano senza mezzi termini che la “visione a distanza” era un fatto incontestabile e che “probabilmente essa era assai diffusa allo stato latente”. All’epoca simili affermazioni avevano suscitato un vespaio di critiche, negli ambienti scientifici; gli scettici accusavano i due fisici (che avevano lavorato prevalentemente con due affermati sensitivi, Ingo Swann e Pat Price) di avere utilizzato dei metodi d’indagine troppo superficiali.

LE RICERCHE PALESI

I test funzionavano in questo modo: i loro veggenti dovevano indicare una decina di località nella zona dello Stanford; Targ e Puthoff si procuravano le rispettive immagini fotografiche, le chiudevano ciascuna in una busta, che veniva poi estratta a caso. Il sensitivo, a quel punto, doveva indovinare e descrivere il luogo prescelto. Gli scettici ebbero buon gioco nell’affermare che le zone erano già conosciute dai sensitivi, e che inoltre si trattava di paesaggi generici, ove ricorrevano sempre elementi comuni: alberi, strade, fiumi e laghi, che ovviamente i sensitivi avrebbero inserito ad arte nelle loro (sin troppo) generiche descrizioni. Le cose, lo vedremo, andarono diversamente. Di quegli anni, in seguito, molto altro non si seppe; Russel Targ è un personaggio molto schivo e solo raramente accetta di partecipare a conferenze pubbliche; lo abbiamo incontrato ed intervistato a Bussero, in provincia di Milano, alla manifestazione organizzata da Astra. Lo accompagnava la psicologa Jane Katra; l’incontro con questa donna, altrettanto schiva e grande esperta di autoguarigione, sarebbe stato determinante. Targ afferma di essersi ammalato di cancro allo stomaco; Jane lo avrebbe aiutato a guarire usando i poteri della mente e la meditazione (per quanto tutto ciò mi sembri incredibile, è comunque indubbio che egli adesso goda di un perfetto stato di salute). La Katra lo avrebbe convinto a sottoporsi ad una serie di sedute di meditazione dicendogli: “Sinora hai guardato dentro gli altri; ora guarda dentro di te”.

…E QUELLE SEGRETE

Sia come sia, sebbene quest’ultima inclinazione un po’ New Age ci convinca poco, è fuor di dubbio che Targ ebbe effettivamente le mani in pasta con i servizi segreti; i dati che snocciola, pur se con il contagocce, sui “Progetti in Nero” della CIA sono troppo precisi e specifici per essere inventati, e presuppongo una conoscenza molto approfondita, certamente non alla portata dei comuni mortali. Ed i suoi due recenti volumi, Miracles of the Mind e The heart of the mind, contenenti molte rivelazioni, hanno suscitato in America l’ennesimo vespaio. “Molti dei documenti della CIA su questi esperimenti sono ancora segreti,”, ci informa subito. “Di alcune cose posso parlare, di altre no perché voglio restare fedele al giuramento di segretezza; non è la CIA che ha deciso di propria iniziativa di aprire i dossier sull’ESP; sono stato io che ho chiesto al suo direttore il permesso di potere rivelare qualcosa. Ma poco alla volta tutto sarà reso pubblico, e principalmente l’ultima conclusione alla quale siamo giunti, il vero segreto, che il potere ESP ce l’hanno tutti…”.

“L’interesse della CIA per l’Extra Sensory Perception era spaventoso”, prosegue il fisico. “Alla Stanford University avevamo tre campi di meditazione per l’addestramento dei sensitivi; inoltre avevamo letto tutti i testi sanscriti per attingere alle conoscenze del mondo orientale. Paradossalmente, non abbiamo mai capito la fisica di questi fenomeni; dovremmo costruire una nuova fisica, dato che queste manifestazioni non seguono le leggi fisiche conosciute. E non abbiamo nemmeno a che fare con una sorta di metafisica; solo Einstein riuscì ad avvicinarsi alla comprensione di questi fenomeni; asseriva che due particelle che esplodono mantengono un contatto diretto in base ad una forma di energia; con i sensitivi è la stessa cosa. La CIA ci diede 40 milioni di dollari, in vent’anni, per addestrare i sensitivi. Lavorammo sulla telepatia e sulla chiaroveggenza; sondavamo la mente dei delegati russi durante gli incontri al vertice per gli accordi SALT sui missili; noi utilizzavamo due-tre sensitivi che dovevano stabilire se i russi fossero sinceri e benintenzionati; poi scoprimmo che loro facevano altrettanto con noi.

“Ma alla Stanford riuscivamo anche a piegare la volontà delle persone con il potere della mente: cambiavamo le scelte dei soggetti-cavia, influivamo mentalmente sui loro voleri. Ed i cambiamenti che riuscivamo ad imporre con l’ESP non erano solo fisiologici ma anche della coscienza. Nel caso dei sovietici, i nostri sensitivi potevano capire cosa volessero, guardando nel loro cervello. Abbiamo lavorato solo con sensitivi che di professione erano poliziotti o militari, e dunque legati al segreto; alla CIA non si fidavano dei civili ed il Pentagono ci segnalava gli elementi migliori tra le proprie fila. Abbiamo lavorato anche con Uri Geller (vedi box) ma siccome era un civile e per giunta straniero, non lo abbiamo mai assunto per alcuna missione. Geller aveva sì dei buoni poteri, ma non eccezionali; in questi anni ho incontrato molte persone assai più dotate di lui; anzi, posso affermare che tutti hanno dei poteri psichici; alcuni sensitivi sono molto superiori alla media, in America; ma vi sono molti validi soggetti anche nel resto del mondo, e molti in Italia”.

IL PROGETTO STARGATE

“Il progetto al quale abbiamo lavorato”, prosegue Targ, “si chiamò dapprima Scanner e poi Stargate. Spiavamo i russi, i cinesi e gli iraniani; i nostri sensitivi individuarono una base segreta dei russi in Kazakistan; quando poi dei terroristi iraniani sequestrarono il personale dell’ambasciata americana a Teheran, visualizzammo mentalmente la zona per verificare se gli ostaggi si trovassero effettivamente nelle condizioni di buona salute descritte dai terroristi, condizioni basilari per le trattative. Nel 1984 abbiamo individuato la base russa di Semipalatinsk ed un bombardiere russo caduto in Congo. I nostri sensitivi ci fornirono le coordinate con un margine d’errore di un chilometro; così due nostri agenti CIA poterono fotografare l’interno del prototipo russo prima dell’arrivo del KGB”. Chiediamo a Targ se sappia di attuali analoghe ricerche governative straniere. “Non lo so”, ci risponde. “Di sicuro gli esperimenti vengono condotti adesso da enti privati, a Utrecht, all’Università di Edimburgo e a Princeton in America; quanto ai russi, adesso non hanno più fondi, ma all’epoca della Guerra Fredda hanno speso moltissimo; in seguito hanno dovuto cessare gli esperimenti perché una volta appurata l’esistenza delle facoltà ESP, molti degli scienziati che partecipavano agli esperimenti venivano colti da attacchi di misticismo e cominciavano a sragionare”.

ANCHE CON LA NASA

Prosegue: “Nel 1972 mi invitarono per le mie ricerche sui laser ad un convegno della NASA; finii invece con il parlare dell’ESP e delle mie ricerche con i sensitivi. Dissi chiaramente ai vertici NASA che, se avessero voluto, io avrei potuto costruire loro una macchina per gli astronauti che disponessero facoltà paranormali, una macchina in grado di potenziare queste facoltà ed allo stesso tempo di riequilibrare psicologicamente i soggetti, in modo che non impazzissero per il trauma dell’uscita nello spazio. Alla fine della conferenza venni avvicinato da Werner Von Braun, che mi propose subito un contratto. Mi disse di credere a questi fenomeni perché sua nonna era una sensitiva; inoltre la NASA mi conosceva come uno scienziato serio, per le mie ricerche sul laser. Mi diedero dunque dei finanziamenti ed iniziai le ricerche allo Stanford Institute; studiavo come potenziare le capacità mentali in modo che i piloti NASA potessero guidare le navicelle spaziali con mente più lucida e gli astronauti ottenessero una maggiore stabilità mentale (non cadendo vittime di allucinazioni). Ho creato questa macchina di potenziamento delle facoltà cerebrali e l’ho battezzata ESP-Machine; grazie ad una serie di esercizi permettevamo agli aspiranti astronauti di entrare in contatto con la propria psiche, rendendola molto più forte. Sapete benissimo che il mio buon amico astronauta Mitchell condusse un esperimento di telepatia, al di fuori della tabella programmata dalla NASA, durante il viaggio Terra-Luna. Poi, iniziai a lavorare con i servizi segreti…”.

L’accenno allo spazio ci solletica. Quando gli chiediamo, ben sapendo che ha lavorato a stretto contatto con la NASA ed i servizi segreti, cosa ne pensi degli UFO, Targ si chiude nel riserbo più totale: “Non so niente degli UFO”, taglia corto lapidario; ed i suoi accompagnatori scoppiano ridere sotto i baffi. Come a dire che tutto quanto ci ha detto (o non detto) è solo la punta dell’iceberg…

 



TARG E L’EFFETTO GELLER

Russel Targ studiò, assieme al collega Harold Puthoff, il “fenomeno” Uri Geller; nella rivista Nature del 18 ottobre 1974 i due ricercatori riportarono gli esiti degli esperimenti come segue: “Geller riuscì a percepire un’informazione che nessuno poteva conoscere. Un dado venne deposto in una scatola d’acciaio. Questa fu chiusa, agitata con forza da uno degli sperimentatori e posta su un tavolo. La posizione del dado all’interno della scatola era perciò sconosciuta a tutti. Geller doveva identificare la cifra della faccia superiore del dado. Su dieci prove, durante le quali si rifiutò due volte, egli indovinò otto volte la cifra esatta. Nell’insieme delle prove, il calcolo delle probabilità gli accordava all’incirca una possibilità su dieci alla sei!”.

Per chi  volesse approffondire l’argomento potete visitare il sito www.remoteviewed.com

 

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