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Tratto da Ansa

Sviluppata in Giappone, ricrea immagini da onde cerebrali

Le tecnologie di intelligenza artificiale diventano sempre più sofisticate e ormai cominciano pure a leggere nel pensiero dell’uomo. Un team di scienziati giapponesi ha sviluppato un sistema che a partire dalle onde cerebrali umane è in grado di ricreare immagini di ciò che una persona sta guardando o ricordando, siano queste di un oggetto, un animale, ma anche simboli astratti o lettere dell’alfabeto.

Il risultato è il frutto del lavoro di una equipe guidata dall’Università di Kyoto ed è stato pubblicato sulla piattaforma scientifica BioRxiv. Per ora le immagini ricreate sono sbiadite ma già abbastanza aderenti a quelle “originali”. I possibili impieghi e risvolti di una simile tecnologia sono tanti, dalle nuove possibilità di comunicazione per persone disabili ai rischi di azzeramento totale della privacy come negli scenari più cupi descritti da una delle serie tv del momento, Black Mirror.

All’inizio la rete neurale è stata addestrata a riconoscere e ad associare alcune immagini naturali, come un gufo o un aeroplano, ai relativi segnali prodotti dai cervelli dei volontari che le guardavano o le ricordavano. Poi il sistema è stato in grado di ricreare simboli astratti, di forme e colori diversi, mostrati ai volontari. Il traguardo maggiore della tecnologia, spiegano gli scienziati, è stato quello di ricreare dal pensiero delle persone le lettere dell’alfabeto. Il modello, sottolineano, è stato infatti addestrato solo su immagini naturali, mentre poi è riuscito a ricostruire anche forme artificiali, dimostrando di essere realmente in grado di generare immagini dall’attività cerebrale e non semplicemente di “indovinarle” per corrispondenza a esempi noti.

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La ricerca scientifica e tecnologica sull’AI e le relative applicazioni sono cresciute con ritmo impressionante nel 2017. Che cosa succederà nel nuovo anno, e perchè è opportuno informarsene per tempo.

Intelligenza artificiale: nel corso del prossimo anno si andrà incontro a diverse rimodulazioni e calibrazioni che segneranno una crescita verso una dimensione di maggiore maturità sia delle tecnologie che del mercato. Crediti immagine: Pixabay

TECNOLOGIA – Il 2017 è stato un anno davvero esaltante per le applicazioni della intelligenza artificiale, nei settori più disparati: OggiScienza ha affrontato ampiamente questo tema, descrivendo alcune tra le principali ricadute in bioinformatica, astrofisica, nell’industria e nella società.

Tuttavia, sebbene tutto il settore possa considerarsi sempre in fortissima crescita ed espansione, nel corso del prossimo anno assai probabilmente si andrà incontro a diverse rimodulazioni e calibrazioni che, senza determinare un’inversione del trend, segneranno una crescita verso una dimensione di maggiore maturità sia delle tecnologie che del mercato.

Un’analisi lucida e puntuale su quello che c’è da attendersi per l’anno prossimo venturo è stata pubblicata su Forbes: cerchiamo di analizzarne gli aspetti principali.

Prima di tutto, si sgonfieranno di molto le idee e le applicazioni più esotiche ed astratte a vantaggio di una maggiore concretezza: per intenderci, molti dei miti più diffusi sull’AI, spesso ereditati da una ardita tradizione cinematografica anni ’80 e ’90, andranno sempre di più a cadere nel dimenticatoio.

Scordiamoci dunque di vedere robot terminatori provenienti dal futuro che si aggirano armati per le strade delle nostre città, o androidi senzienti che si struggono per amore del loro proprietario o partner umano: la ricerca e le applicazioni saranno sempre di più orientate ai ‘piccoli passi’ nella direzione del miglioramento delle tecniche di machine learning per l’esecuzione di task molto concreti ed utili, come quelli discussi nel preambolo: scoprire nuovi pianeti o stelle, realizzare macchine più sicure per l’uomo, agevolare la scoperta di nuove diagnosi o terapie per le malattie più gravi.

Un altro leitmotiv della ricerca e dell’impresa nel settore dell’AI sarà la sempre maggiore disponibilità di finanziamenti, sia pubblici che privati: il motivo fondamentale è che la consapevolezza dei governi e dei grandi player industriali della potenzialità delle tecniche di intelligenza artificiale, oltreché i timori di ‘perdere il treno’ della innovazione tecnologica e soccombere alla dura legge del mercato, sono aumentati di molto nel corso dell’ultimo anno.

Su questo versante, il tema dei veicoli e delle macchine autonome, emerso già da qualche anno ormai, sta assumendo una importanza sempre più rilevante: uno dei motivi principali è che si tratta di un ambito che richiede ricerche e tecnologie sempre più avanzate, e di fatto si configura in molti casi come un terreno vergine sia per i fornitori di componenti e sistemi che come argomento per ottenere finanziamenti governativi ingenti in ambiti molto avanzati. Un esempio su tutti? I progetti della divisione Autonomous Systems del Jet Propulsion Laboratory della NASA.

Un altro aspetto molto rilevante è che, per il 2018, si comincia a profilare una sorta di meccanismo di ‘selezione naturale’ dei filoni di ricerca e applicazione nell’ambito.

Questo perché diversi programmi ambiziosi, che hanno previsto lo stanziamento negli anni scorsi di ingenti finanziamenti, hanno statisticamente una probabilità non trascurabile di fallire senza raggiungere lo scopo prefissato.

E, si sa bene, nell’ambito della ricerca un fallimento può portare molte lessons learnt, ma anche far propendere i finanziatori verso la scelta di desistere dal procedere in una certa direzione, per quanto la si fosse ritenuta promettente agli esordi.

Quale, allora, la strada da perseguire per chi intenda avviare una impresa nel settore? Lo si ricordava poco più su: privilegiare concretezza e chiarezza di intenti. Per intendersi, pensare di progettare una nuova generazione di androidi con cervello positronico con elevato grado di empatia è sicuramente un obiettivo affascinante, ma non molto realistico. Invece, sviluppare un nuovo sistema di riconoscimento dei gesti delle mani per comandare da remoto dei dispositivi può essere un tantino meno avveniristico, ma sicuramente più perseguibile nel breve/medio periodo.

Anche per chi non aspira a creare una nuova azienda, ma che semplicemente si preoccupa per tempo di quale corso di laurea o specializzazione scegliere per avere più opportunità lavorative, è opportuno cogliere questi input, soprattutto se ci si orienta verso professioni ingegneristiche o tecnico-applicative: che ben vengano, quindi, le idee più ardite e la ricerca di base più specialistica ed evoluta, ma sempre con un occhio alla applicabilità e alla spendibilità.

E proprio sulle modalità avanzate di interazione con le macchine si continuerà ad investire in modo molto importante.

In particolare, saranno ulteriormente potenziate le interfacce vocali, che consentono di catturare comandi senza utilizzare tastiere o altre periferiche ingombranti e, soprattutto, consentire di avere la visuale e le mani libere. Con un notevole incremento di efficienza e di sicurezza.

Su questo versante, qualche sorpresa potrebbe riguardare lo sviluppo di automi in grado di sostenere una conversazione in modo credibile, evitando magari le trappole che nel corso del 2017 hanno causato non poco allarme in giro per il mondo.

Nell’ambito della robotica avanzata, ci si potrà attendere una sempre maggiore evoluzione nel campo dei robot utilizzati per la cura di pazienti con bisogni speciali, come gli anziani, o i malati di Alzheimer o Parkinson: difficile, se non impossibile, pensare invece che sarà già disponibile una parvenza di comportamento realmente senziente da parte di una macchina o di un robot.

In effetti questo ultimo aspetto rappresenta una vera e propria frontiera, e un problema filosofico, prima ancora che tecnologico: come fare in modo che una macchina possa realmente sviluppare consapevolezza? Può una ‘mente’ di silicio o germanio che esegue calcoli o algoritmi, per quanto sofisticati, comportarsi come un cervello umano?

C’è chi sostiene di sì, e chi sostiene che no, invece, non sarà mai possibile, per il semplice fatto che il cervello umano non esegue nulla che assomigli nemmeno vagamente a dei calcoli nel senso aritmetico o matematico tradizionale.

Che dire: chi vivrà vedrà, magari non nel corso del 2018, che comunque, i lettori lo avranno intuito, si avvia ad essere un altro anno davvero straordinario per la ricerca e le applicazioni nell’ambito della intelligenza artificiale.

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Tratto da Libreidee

«Alla fine Salvini, quando parla di economia, passerà il suo tempo a spiegare perché sarebbe per uscire dall’euro anche se non lo mette nel programma e anche se si allea con chi è contrario», afferma Giovanni Zibordi. Berlusconi è inaffidabile, ma qui c’è un problema vero. Scrive il Cavaliere, su Twitter: «Salvini ha da tempo cambiato posizione e non ha più l’idea di uscire dall’euro, sa che è tecnicamente impossibile e comunnque insostenibile per l’economia italiana». E sia Salvini che Berlusconi e Di Maio, aggiunge Zibordi, passeranno il loro tempo a spiegare «come possano trovare circa 100 miliardi per le loro proposte di aumenti di pensioni e sussidi a milioni di persone». La campagna elettorale è partita e chi vuole sostituire Renzi propone: reddito di cittadinanza per 4,5 o 10 milioni di persone, a seconda della versione, oppure reddito “di dignità” (simile, ma non ancora bene specificato) più abolizione della legge Fornero. Le stime per queste due cose vanno dai 50 ai 100 miliardi. Inoltre il centrodestra propone la “flat tax” che è stimata intorno ai 30 miliardi. «Il pubblico italiano è stufo di austerità, ma anche senza aver studiato intuisce che si parla di cifre complessive grosse e non capisce come vengano fuori con i “vincoli di bilancio” dell’Eurozona che i giornali e telegiornali ripetono come i muezzin il Ramadan».

Sul cosa fare, scrive Zibordi sul forum “Cobraf” ripreso da “Come Don Chisciotte”, il grillino Di Maio ha dichiarato: «Niente uscita dall’euro». E, nel caso ci fossero dubbi sulla logica, ha detto che il debito pubblico deve scendere di un 40% (rispetto al Di MaioPil). I soldi mancanti? Devono venire da 50 miliardi di taglio della spesa pubblica. Berlusconi? Anche lui si dichiara pro-euro, però «non parla di tagli come Di Maio e quindi è più “a sinistra”». Peccato però che, in questo modo, «i 70 o più miliardi per cancellare la Fornero, il “reddito di dignità” e la “flat tax” esistano solo nei suoi discorsi». Quanto a Salvini, «continua a lanciare frecciate contro l’euro, ma finora nelle proposte non parla più di EurExit e si è alleato con chi non ne vuole proprio uscire (e dice che lui, Salvini, ha cambiato idea)». In sostanza: i candidati alle politiche 2018 promettono spese per 100 miliardi, senza però dire come uscire dal sistema degli euro-vincoli. «Dire che li trovate tagliando le spese o reprimendo l’evasione come fa Di Maio – scrive Zibordi – è come dire che quei soldi li porterà la Befana, specie dopo l’esperienza di Monti».

Ora che la Bce ha creato 2.400 miliardi dal 2012 e assieme alle altre banche centrali ha creato dal nulla 19.000 miliardi dal 2009, «forse la nozione che si possa creare denaro potrebbe essere spiegata agli elettori italiani». A differenza di altre elezioni, continua Zibordi, stavolte l’italiano medio sta ad ascoltare, se si parla di economia. «All’austerità, l’idea che c’è una quantità fissa di soldi e se ne occorrono da una parte ne devi tagliare dall’altra, sono rimasti a credere solo quelli che sentono Oscar Giannino». I candidati dovrebbero quindi spiegare che, invece, «non ci sono ostacoli pratici a creare 100 miliardi per lo Stato, sia in generale che nello specifico, visto che la Bce e le varie banche centrali nazionali hanno ricomprato 900 miliardi di debito sui mercati mentre i deficit pubblici erano di 200 miliardi». Cioè: negli ultimi anni il debito pubblico sui mercati si riduceva nell’Eurozona di 900 miliardi, e la quota dell’Italia era intorno ai 200 miliardi. Ovunque nel mondo, prosegue Zibordi, «le banche centrali hanno comprato una grossa fetta di debito pubblico facendolo sparire dai mercati». In certi casi anche il 40% del debito è stato ritirato dai mercati, «con il risultato che poi gli interessi non pesano più sullo Stato». Per cui, attenzione: «I Berlusconi e Salvinimiliardi per fare redditi di cittadinanza o pensioni o riduzioni di tasse vengono da qui, da quelli che le banche centrali hanno creato e poi usato per ridurre il debito pubblico». E’ un discorso così difficile da fare, per un politico?

«Se prometti 100 miliardi di pensioni, redditi garantiti e tagli di tasse dicendo però che resti dentro i vincoli dell’Eurozona allora sì che vedi facce perplesse e incredule», scrive Zibordi. E perchè il discorso del ritorno alla lira non funziona? «Perchè la gente pensa che i soldi si riducano di valore, che svaluti, e alla fine poi in realtà ci sia meno denaro perchè vale di meno». Non è necessariamente vero: «Bankitalia in questo stesso momento sta stampando euro con cui compra Btp e lo ha fatto ormai per 300 miliardi di Btp senza conseguenze negative. Di questi 300 miliardi ne servono 100 miliardi per ridurre tasse e altre cose. Bankitalia e la Bce “stampano” miliardi e questo va bene, ma li usano solo per togliere il debito dai mercati, renderlo inoffensivo. E’ un ottima cosa, andrebbe fatto sempre nei prossimi anni fino a quando il debito pubblico sparisce quasi tutto dai mercati. Ma una frazione di questi soldi va anche girata alle famiglie e imprese. Nell’insieme, Bce e Bankitalia hanno ora Giovanni Zibordi400 miliardi circa di titoli di Stato italiani, per cui ci si può permettere di darne 100 miliardi indietro al pubblico italiano». Bisogna però che i leader politici lo dichiarino, cioè dicano che la posizione dell’Italia, del prossimo governo italiano, è che il debito pubblico comprato da Bankitalia stampando centinaia di miliardi di euro vada sottratto dal totale.

«Dato quindi che si sta già stampando denaro da parte della banca centrale, che opera per conto dello Stato, bisogna riconoscerlo e dire che non possono essere solo investitori e speculatori finanziari a beneficiarne». Il prossimo governo italiano, continua Zibordi, deve dire che ora tocca a lui creare anche solo una frazione di questi miliardi a beneficio di imprese e lavoratori italiani. Come? Ci sono diverse soluzioni: emissione di crediti fiscali, Btp fiscali, criptovalute. «Sono mezzi di pagamento per le tasse, cioè i crediti fiscali o Btp Fiscali o gli ItCoin: lo Stato li accetta per le tasse, ma non li impone per legge come moneta, altrimenti violerebbe i trattati per i quali solo l’euro è moneta legale». Bankitalia non è d’accordo? Ovvio: «E’ costretta dal suo ruolo istituzionale a mentire, o comunque a dire qualcosa di fuorviante, perché deve difendere il suo potere di creare miliardi dal nulla e impedire allo Stato di fare altrettanto». Ma la verità è che proprio la Banca d’Italia «può creare 300 o anche 600 miliardi senza vincoli, e lo Stato deve chiedere il permesso di spenderne 3 per delle emergenze». Tutto merito dell’euro. «Lo Stato italiano deve tornare a fare quello che per 30 anni ha delegato alla banca centrale, con i risultati di depressione economica, crollo demografico e milioni di sottoccupati e disoccupati», conclude Zibordi. Per farlo non c’è bisogno di tornare prima alla lira: basta denunciare «il bluff delle banche centrali, che creano migliaia di miliardi e predicano agli Stati l’austerità perchè “non ci sono i soldi”».

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Non che avessimo bisogna di conferme che l’aldilà esiste. Ma colpisce sempre vedere, come una mente votata alla sola scientificità e alla logica si, inchini, al riconoscere che tutto non si può spiegare con le nostre attuale conoscenze scientifiche e che il  Mistero della vita va ben oltre in nostro scibile. E soprattutto come cambia la visione della vita e della morte, quando si viene investiti da una esperienza così forte come quella della premorte, note anche come NDE (sigla dell’espressione inglese Near Death Experience)  L’affascinante  storia di Umberto Scapagnini, medico esperto tralatro in Neuroscienze, che  ha visutto un passaggio dalla mentalità prettamente materialistica a quella più spirituale proprio a causa di una lunga  malattia e di uno stato di coma durato un ottantina di giorni.

Ma chi era, Umberto Scapagnini  Laureato in medicina nel 1965, libero docente in neurofarmacologia nel 1968 e nel 1972 specialista in neuroendocrinologia; dal 1967 al 1973 ricercatore e successivamente docente presso l’Istituto HAYMANS dell’Università di Gand (Belgio), la YC Medical Center San Francisco, California e docente al MIT di Boston. Consulente della NASA dal 1969 al 1975. Nel 1975 divenne professore ordinario presso l’Università degli Studi di Catania, risultando il più giovane ordinario italiano di farmacologia medica. Umberto Scapagnini è autore di oltre 500 pubblicazioni scientifiche su prestigiose riviste internazionali e coeditore di oltre 20 volumi scientifici. Umberto Scapagnini è stato anche il decano della facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Catania. Conosciuto anche come medico di Berlusconi. Dopo l’esperienza della malattia e del coma ha scritto un libro da  titolo ” Il cielo può attendere”

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Il filmato anche se un po lungo, è  interessate vedere come si è modificata la sua testimonianza dalla trasmissione MISTERI, Programma TV di RAI 2 negli anni 90. condotto da Lorenza Foschini, e quella rilasciata alla trasmissione di Costanzo nel 2011.

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Tratto da il salvagente

La California ha pubblicato ufficialmente le linee guida sull’uso dei telefoni cellulari. E si tratta di consigli probabilmente destinati a far rumore, dato che avvertono che gli studi consultati collegano le radiazioni dall’uso di telefoni cellulari a un aumento a lungo termine del rischio di cancro al cervello, a un numero inferiore di spermatozoi e altri problemi di salute. L’avvertimento delle autorità californiane diventa ancora più pressanti nei confronti degli organismi in via di sviluppo dei bambini, maggiormente a rischio.

Se il consiglio è quello di sempre: tenere i telefoni lontani dai corpi e limitare l’uso quando la ricezione è debole, il presunto legame tra uso dei cellulari e patologie correlate è una novità, se non altro perché messo nero su bianco da un’Autorità nazionale.
Il Dipartimento di Stato della sanità pubblica californiana, per la verità, è stato costretto a rilasciare le linee guida dopo una causa intentata da Joel Moskowitz, ricercatore dell’Università di Berkeley che chiedeva di tirar fuori quella che era una bozza top secret e che ora è diventata una posizione ufficiale dello Stato.

In un comunicato stampa, Karen Smith, la direttrice del Dipartimento di salute pubblica californiano, ha dichiarato: “Semplici accorgimenti, come non tenere il telefono in tasca e allontanarlo dal letto di notte, possono contribuire a ridurre l’esposizione sia per i bambini che per gli adulti (…) Il cervello dei bambini si sviluppa durante l’adolescenza e può essere più influenzato dall’uso del cellulare. I genitori dovrebbero prendere in considerazione la possibilità di ridurre il tempo in cui i loro figli usano i telefoni cellulari e incoraggiarli a spegnere i dispositivi di notte”.

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