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Fisica quantistica


Tratto da Altrogiornale.org

 

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Un documento pubblicato di recente nel Journal of NeuroQuantology, presenta un modello unitario che ridefinisce la fisica della coscienza e della dinamica di informazione che avviene tra i livelli fondamentali dell’Universo e i sistemi viventi. Si stanno facendo passi avanti nello studio della fisica della coscienza e delle dinamiche dell’informazione in generale, attraverso la scoperta dei principi olografici e frattali della natura. Per esempio, in una organizzazione frattale il grado di complessità di un sistema è invariante di scala o non varia con qualsiasi traslazione di magnitudine. Questo significa che si può fare uno “zoom” e ingrandire o rimpicciolire all’infinito, ma si osserverà sempre lo stesso livello di complessità, ripetizioni di stessi schemi all’infinito. Questo ha implicazioni per la scienza della coscienza e si assume spesso che la coscienza emerga in un sistema, una volta che esso raggiunge un significativo limite di complessità e integrazione. Tuttavia, se la complessità è invariante di scala, non sarebbe possibile che gli stessi processi dell’informazione che generano coscienza in un dominio osservabile, avvengano anche nelle scale delle dimensioni più piccole?

Lo studio recente esamina l’evidenza di una natura invariante di scala della coscienza in cui la geometria toroidale, come il toroide doppio, può modellare la coscienza in tutti i livelli frattali dell’Universo e si manifesta nel sistema cognitivo umano come spazio olografico nel cervello, ovvero un “orizzonte degli eventi del cervello”. Gli autori del documento, il Dr.Meijer, professore emerito all’Università di Groningen e il Dr.Geesink, biofisico che ha sviluppato nuove tecnologie di schermatura elettromagnetica e ha guidato progetti sulle nanotecnologie, si sono occupati di lavori rivoluzionari nella ricerca della biofisica e stanno rispondendo ad alcune delle domande più resistenti nella biologia e in altri campi scientifici. Da una meta-analisi di più di 500 pubblicazioni biomediche che collegano la radiazione elettromagnetica e l’interazione con il sistema biologico, Geesink e Meijer identificano un nuovo e specifico modello di frequenze EM coerenti che possiedono bio-risonanze statisticamente significative. Con l’identificazione di specifici domini di frequenza EM che mostrano effetti significativi nel sistema inter e intracellulare, i ricercatori sono riusciti a connettere i loro dati con risonanze di nucleotidi in soluzione acquosa conosciute, ma anche di proteine ed enzimi e vibrazioni indotte dal suono in bio-polimeri e membrane cellulari.

La ricerca descrive in dettaglio l’interazione di luce e suono nel sistema biologico, il come le onde fotoniche, fononiche e solitoniche siano necessarie per mantenere e dirigere coerenza ed ordine nel sistema inter e intracellulare, per lo sviluppo e il processamento di informazione. Le oscillazioni solitoniche nelle bio-molecole possono risultare in coerenza quantistica, detta condensazione di Fröhlich, che, come spiegano Meijer e Geesink, può creare organizzazioni ondulatorie quantistiche che guidano le biomolecole e le cellule in modo simile alla struttura dell’onda pilota nella meccanica di Bohm. Questo mostra come il sistema vivente e i processi dell’informazione sottostanti alla coscienza, siano basati su un livello molto più fondamentale e intrinseco dell’Universo.
Documento scientifico: neuroquantology.com
“Il nostro cervello non è un organo di processamento dell’informazione “indipendente”: esso agisce come parte centrale del nostro sistema nervoso e scambia informazione continuamente con l’organismo e il cosmo. In questo studio il cervello è visto come integrato in un campo olografico e strutturato che interagisce con strutture sensibili delle cellule del corpo. Per poter spiegare risposte ultra-rapide anticipate del cervello e l’operatività efficace del sistema neurale meta-stabile, si propone un campo ricettivo mentale che comunica col cervello. Il nostro sistema nervoso è visto come una rete composta da multi-cavità, che interagisce col suddetto dominio meta-cognitivo. Esso integra, tra altri, schemi discreti di frequenze proprie (eigenfrequencies) di onde fotoniche/solitoniche, aggiornando costantemente uno spazio di memoria simmetrico nel tempo dell’individuo. La sua organizzazione toroidale permette l’accoppiamento di energia gravitazionale, oscura e di punto zero (ZPE), così come di energia del campo magnetico terrestre e trasmette informazione nel tessuto cerebrale, che è quindi necessario nel processamento di informazione conscia e sub-conscia.

Proponiamo che tale campo ricettivo, interagendo con il sistema nervoso, generi l’auto-coscienza e operi da una quarta dimensione spaziale (ipersfera). La sua struttura funzionale è adeguatamente definita dalla geometria del toroide, visto come unita basilare (operatore) dello spazio-tempo. Quest’ultimo è strumentale nel raccogliere lo schema di frequenze solitoniche che fornisce un algoritmo per i processi coerenti della vita. Si postula che la coscienza nell’intero Universo emerga attraverso accoppiamento invariante di scala e toroidale, di vari campi di energia, che possono includere correzione d’errore quantistica. Nel cervello della specie umana, questo prende la forma del proposto spazio di lavoro olografico, che raccoglie informazione attiva in un “orizzonte degli eventi cerebrale”, rappresentando un modello interno ed integrale del sè. Questo spazio superiore è equipaggiato per convertire onde coerenti di energia in onde stazionarie/attrattive che guidano l’ambiente corticale in una coordinazione superiore di riflessione ed azione e sincronicità di rete, come richiesto dagli stati di coscienza. In relazione al suo carattere invariante di scala, troviamo supporto per una matrice di informazione universale, descritta a fondo precedentemente, come ordine implicato e in uno spettro di teorie della fisica corrente. La presenza di uno spazio di lavoro ricettivo di campi e risonante, associato con, ma non riducibile a, il nostro cervello, può fornire una interpretazione per stati di coscienza transpersonali ampiamente riportati, ma poco compresi e alla origine algoritmica della vita. Esso punta anche ad una connessione profonda dell’umanità con il cosmo e ad una nostra superiore responsabilità per il futuro del pianeta.”
Dirk K.F. Meijer, Hans J H Geesink

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Nell’ultimo incontro organizzato dall’associazione “Attivismo Quantico” dal titolo “ABC della Fisica Quantistica”, a cui abbiamo partecipato.  Abbiamo avuto la piacevole occasione di conoscere di persona  il professore Luigi Maximilian Caligiuri. Il quale dopo una lezione di due giorni sui fondamenti su cui si basa  la fisica quantistica, ha esposto una interessantissima nuova teoria sulla coscienza umana  e del suo collegamento con il campo unificato, supportata da solide basi scientifiche. La base teorica è una nuova formulazione, fondata sulla Teoria Quantistica Coerente di campo della dinamica quantistica del vuoto quantistico. La teoria si basa sull’effetto tunnel quantistico dei fotoni, emessi dalle microtubuline dei neuroni. Creando così una comunicazione con l’Universo superluminale.(Caligiuri-Musha) 2016

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Conosciamo un pò meglio il professore Luigi Maximilian  Caligiuri.

Tratto da Scienza e Conoscenza.

Nasce a Cosenza il 30 novembre del 1972. Nel 1995 riceve la Laurea Magna cum Laude in Fisica Teorica presso l’Università della Calabria, dove inizia la sua attività didattica e di ricerca nelle Facoltà di Scienze ed Ingegneria, in diversi campi di natura teorica e sperimentale, Dal 2001 è professore di Fisica e, dal 2013, anche Direttore Scientifico del Foundation of Physics Research Center (FoPRC), organizzazione internazionale indipendente per la ricerca avanzata in Fisica che vanta collaborazioni di ricerca in tutto il mondo. Ha pubblicato oltre cento articoli scientifici in riviste internazionali peer-reviewed di Fisica ed Ingegneria nei settori della fisica teorica, dell’acustica, della biofisica, dei campi elettromagnetici e della scienza dei materiali.

E’ membro del comitato scientifico, in qualità di academic editor, di numerose riviste scientificheinternazionali di fisica teorica ed applicata. Dal 2015 è anche membro esperto dell’International Engineering and Technology Institute (IETI) e risulta nell’elenco delle personalità di fama internazionale individuate dal Marquis Who’s Who. Le sue attività di ricerca più recenti riguardano la teoria quantistica di campo coerente e le sue applicazioni a differenti settori – dalla fisica fondamentale alla cosmologia ed alle neuroscienze. Ha elaborato, di recente, una teoria innovativa sull’origine della materia, basata su un nuovo modello dinamico di vuoto fisico, pubblicata nel volume “Unified Field Mechanics”, edito da World Scientific (2015) ed è coautore del volume “The Superluminal Universe: from Quantum Vacuum to Brain Mechanism and Beyond” edito da NOVA Science (2016) in cui ha formulato una nuova concezione della Realtà, fondata sulle dinamiche superluminali, in grado di offrire una visione alternativa della struttura dell’Universo e delle sue leggi, nonché della possibile origine dei processi superiori tipici della mente umana, ricondotti, in tale modello, ad un unico schema concettuale unitario.

 Il tema della morte rappresenta, forse paradossalmente, un elemento decisivo nella vita dell’Uomo, capace di condizionarne anche pesantemente il corso e le caratteristiche. Basti pensare che tutte le principali religioni e la maggior parte delle filosofie elaborate nel corso dei secoli sono imperniate sul concetto della morte e sul suo più intimo significato, individuando, di conseguenza, un complesso di “regole” etiche e morali.Fin dalla notte dei tempi l’uomo ha circondato la morte di un alone di rispetto e di paura, sottoponendo i defunti a un trattamento speciale (emblematico è, a tal proposito, il caso degli Egizi) e considerando la morte come un’entità a sé stante, suscettibile di possedere poteri in grado di superare la comprensione umana, un’entità che era necessario ingraziarsi.Il mistero della morte, o meglio del se e di cosa ci sia “dopo” di essa, ovvero se questa corrisponda al termine ultimo dell’esistenza stessa o, al contrario, all’inizio di una “nuova” vita magari in seno a una diversa “dimensione” dell’essere, rappresenta uno dei più profondi e fondamentali interrogativiPer l’uomo contemporaneo, l’esistenza è sostanzialmente legata al concetto di vita biologica e nient’altro: da qui deriva il senso di angoscia associato al pensiero della morte intesa come la fine ultima e irreversibile della vita.

Da un punto di vista strettamente biologico è evidente che, indipendentemente dalle cause specifiche che possano condurre alla morte di un soggetto, tale condizione è caratterizzata da un quadro clinico comune che, inevitabilmente, conduce a una condizione di “shock” medico. Quest’ultima è sostanzialmente caratterizzata da una mancanza di afflusso di ossigeno agli organi vitali la quale, qualora non opportunamente “invertita”, determina il successivo arresto cardiaco, vale a dire il manifestarsi di quella condizione clinicamente definita quale “morte”.

Infatti, diversamente da ciò che può accadere quando organi diversi dal cuore smettono di funzionare, una mancanza di ossigeno importante può condurre, nell’arco di pochi secondi, all’arresto cardiaco e alla morte del soggetto che, a sua volta, può sopraggiungere anche pochi secondi dopo.

Per tale motivo la definizione clinica di morte si riferisce all’assenza di battito cardiaco, di attività respiratoria e di riflessi nel tronco encefalico e della conseguente assenza di attività cerebrale dovuta alla mancanza di ossigeno (fenomenologicamente associata alla dilatazione e alla insensibilità delle pupille alla stimolazione luminosa).

In questo senso dunque la morte, più che un processo di carattere mistico o filosofico, quale veniva ed è tuttora spesso considerata, si caratterizza come un fenomeno di natura prettamente fisica e biologica, conseguente alla mancanza dell’afflusso di ossigeno al cuore e al cervello.

 

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“Il nostro mondo non è come appare. Piuttosto che un ambiente concreto ed oggettivo, è una “realtà virtuale” e una simulazione, piu’ simile ad un video game”.

La Teoria del Tutto di Tom Campbell ha l’intento di riunire metafisica, fisica e le altre scienze, in un unico modello integrato di realtà, descrivendo come avvengono le interazioni tra materia, energia e coscienza.
Molti si chiederanno: chi è Tom Campbell?
In Italia non è sicuramente molto conosciuto anche perchè i suoi scritti sono interamente in lingua inglese e piuttosto complessi.Tuttavia, per chi, come me, ha avuto la fortuna di imbattersi nei suoi studi, vale la pena approfondirne il pensiero.

Tom Campbell è un fisico nucleare, attualmente consulente per varie agenzie governative, che ha cominciato a ricercare gli stati alterati di coscienza con Bob Monroe, autore di ” I miei viaggi fuori dal corpo”, presso i Laboratori Monroe nei primi anni 1970; in quel luogo, lui e pochi altri hanno contribuito a fondare il laboratorio di Robert Monroe per lo studio dei diversi stati di coscienza.
Punto di partenza furono le esperienze di Robert Monroe, ingegnere ed imprenditore di successo, deceduto nel 1995, il quale aveva avuto numerose esperienze spontanee di uscite dal corpo, e desiderava ad ogni costo, verificare la veridicità di tali fenomeni, dimostrando che non si trattava di semplici sogni, ma di veri e propri spostamenti della coscienza al di fuori del corpo fisico. Per questo motivo Robert si avvalse dell’aiuto di alcuni studiosi dalla mente aperta, tra cui Tom Campbell, veri e propri pionieri in tale campo che, oltre ad aver sviluppato la tecnologia per facilitare il raggiungimento di specifici stati alterati, sperimentarono ed esplorarono direttamente tali stati.
Lo scopo di quegli studi era ricavare un resoconto scientifico e serio che dimostrasse la veridicità di diversi stati di coscienza, utilizzando una tecnologia basata sul suono, che venne chiamata Hemi-Sync®, capace di ricreare in condizioni di sicurezza e riproducibilità, diversi stati di consapevolezza.

Per il ricercatore della coscienza, Tom Campbell, ( la sua teoria) il nostro mondo non è come appare. Piuttosto che un ambiente concreto ed oggettivo, Campbell sostiene che il mondo sia in verità una “realtà virtuale” e una simulazione, molto piu’ simile ad un video game.

Sentiamo spesso dire che le cose “non sono come appaiono”, giusto? Bene per molti fisici la risposta si è giusto fatta piu’ chiara.

Tutta la realtà si basa sulla coscienza

Campbell si batte per parlare delle molte domande senza risposta, attualmente presenti nella scienza e per esplorare il nostro scopo e collegamento ad una realtà piu’ grande, che chiamiamo “Il grande quadro”

Secondo Campbell, l’universo fisico è generato da una simulazione basata sulla probabilità, ovvero non basata sulla materia. Di fatto Campbell sostiene che ci sono multiple cornici di Realtà Virtuale, in cui noi esistiamo simultaneamente

E questo concetto, che Campbell chiama il cambio del paradigma, sta venendo accettato nell’area della fisica digitale e della fisica quantistica. Anche se il tutto risuona come un eco di antiche credenze articolate dai mistici, dai saggi e dagli shamani, Campbell dice che la sua teoria puo’ essere scientificamente verificata con degli esperimenti.

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Il nuovo paradigma di Campbell contempla esperienze paranormali, inclusa la precognizione, l’esperienza fuori dal corpo, i viaggi nel tempo e le esperienze pre-morte, che possono essere percepite come normali.

Dato che la nostra coscienza è già fuori dal corpo, non abbiamo bisogno di uscire dal corpo , ma di entrare nella nostra coscienza, fa notare Campbell.

Cooperazione, passione e amore sono necessari per la evoluzione

Gli esperimenti di meccanica quantistica suggeriscono che viviamo in una realtà computerizzata e la nostra coscienza è il computer. “Ad un certo punto” dice Campbell, “la coscienza diventa auto-consapevole.”

Ma, se la nostra comprensione resta frammentata causa le nostre credenze limitanti, anche la nostra realtà lo sarà.

Le persone vogliono che il mondo si basi sui fatti e che il materialismo sia la “giusta” teoria dell’esistenza, fa presente Campbell.

Ma – dice- questa visione può essere temporanea, ed il materialismo è una fase che la gente sta attraversando attualmente.

In realtà (senza fare giochi di parole) tutta la questione della nostra esistenza, dice Campbell, è amore. Il suo credo è che la realtà sia un sistema di allenamento, o un “allenatore”, e lo scopo del tutto è aiutarci a diventare grandi e trasformarci in amore.

“Siamo qui per diventare amore”

Fonte: http://www.naturalhealth365.com/consciousness-reality-2257.html
traduzione Cristina Bassi per www.thelivingspirits.net

Chi è Thomas Campbell: un fisico, ricercatore della coscienza, autore e conferenziere internazionale, che ricerca sugli stati alterati di coscienza dal 1970, anno in cui creò esperimenti al Monroe Laboratories (di Bob Monroe) . E’ autore di :“My Big TOE,” una trilogia pensata per rivelare la sua teoria del tutto e per fare da ponte tra la metafisica e la fisica, con comprensione scientifica

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Noi del Cenacolo di Andrea, abbiamo spesso e da tempo parlato e  identificato nell’attività dei microtubuli la responsabilità dei fenomeni della coscienza  e di entanglement (comunicazione quantistica) . Ora recentissimi studi confermano e danno sempre più credito a questa teoria (come quella di Hameroff e Penrose )confermando che nella loro attività e nel modo di vibrare a differenti frequenze fino a giungere nel campo dei Ghz. creano una comunicazione quantistica con il campo unificato e con la creazione della realtà.

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Tratto da altrogiornale.org

I microtubuli sono spesso sotto i riflettori e in effetti hanno proprietà notevoli, come modi vibrazionali coerenti e risonanza quantistica, conduzione elettrica, potenziale computazione quantistica, luminescenza e potenziale biolasing. Inoltre occupano un ruolo centrale nella morfologia cellulare, nella locomozione, mitosi, comunicazione e nel trasporto intracellulare.

Ora un team di ricercatori del New Jersey Institute of Technology e della Yeshiva University, ha proposto che i microtubuli possano conservare energia in superficie sotto forma di fononi topologici, in modo simile agli isolanti topologici, dove troviamo stati topologici in stato di entanglement a breve distanza, fenomeno osservato in alcune classi di superconduttori. Se questo venisse verificato, sarebbe un altro esempio di comportamento quanto-meccanico nella “nanotecnologia” molecolare delle cellule.

Il team pensa che tali stati ai bordi dei microtubuli possano avere un ruolo importante nel loro funzionamento, ad esempio il controllo della cosiddetta instabilità dinamica, che permette ai microtubuli di essere molto versatili nelle loro funzioni cellulari. Questo potrebbe indicare un metodo per trattare i neoplasmi, dato che le cellule cancerose spesso si dividono in modo anomalo, sovvertendo la funzione normale dei microtubuli.

La biomimetica fornisce alcune delle scoperte tecnologiche e più avanzata, quasi tutta la biologia molecolare, usata per produrre le impronte genetiche, modificare e ingegnerizzare genoma, invertire le malattie genetiche, produrre cure e vaccini, ecc.. nasce dalla nanotecnologia vivente presa direttamente dagli organismi biologici.

La natura usa le proprietà più avanzate della materia fisica grazie ai miliardi di anni di sperimentazione e sviluppo per l’adattamento. Diviene quindi possibile retroingegnerizzare il comportamento dei microtubuli per produrre materiali sintetici sorprendenti, come ipotizza il gruppo di ricercatori:

“Lavorando con gli esperti di nanotecnologia del NJIT, Reginald Farrow, professore di fisica e Alokik Kanwal, assistente alla ricerca, il gruppo spera di fornire la prima verifica sperimentale del ruolo chiave giocato da questi fononi topologici in molti processi cellulari fondamentali, inclusa la divisione e il movimento delle cellule. Inoltre, in base ai risultati dei loro studi, il team cercherà di fabbricare una nuova classe di materiali detti cristalli fononici topologici, con applicazioni che vanno dalle celle solari, al controllo del suono e all’isolamento”.

news.njit.edu

 

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Per ora scala piccolissima, un esperimento italiano apre possibilità

 

Da Ansa Scienza.

Non più solo fantascienza: i cunicoli che permettono di viaggiare nello spazio e nel tempo, i cosiddetti wormhole, adesso possono essere costruiti in laboratorio: sebbene su una scala piccolissima, dimostrano per la prima volta che attraversare il tempo è possibile e, in attesa di futuri viaggi intergalattici, promettono di rendere più potenti gli attuali dispositivi basati sulle nanotecnologie. Il prototipo, descritto online sul sito ArXiv e in via di pubblicazione sull’International Journal of Modern Physics D, darà luogo ad un esperimento condotto in Italia, presso l’università di Napoli Federico II. “Abbiamo realizzato il prototipo“, ha detto il coordinatore del gruppo internazionale autore della ricerca, il fisico Salvatore Capozziello, dell’Università Federico II di Napoli, dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn) e presidente delle Società Italiana di Relatività Generale e Fisica della Gravitazione (Sigrav).

I cunicoli dello spaziotempo erano stati previsti negli anni ’30 da Albert Einstein e Nathan Rosen, nella teoria nota come ‘ponte di Einstein-Rosen‘, e descrivevano gigantesche strutture cosmiche. “Il problema di partenza – ha osservato Capozziello – era spiegare l’esistenza di strutture che, come i buchi neri, assorbono tutta l’energia di un sistema senza restituirla: in pratica ci si trovava di fronte ad una violazione del principio di conservazione dell’energia”. Una delle spiegazioni possibili, ha detto ancora il fisico, ipotizza che lo spaziotempo sia ‘bucato’: “è un’ipotesi molto affascinante e futuristica, che implica la possibilità di passare da una zona all’altra dello spaziotempo come di collegare fra loro universi paralleli“.

Il problema è verificare tutto questo con un esperimento. “La nostra idea – ha detto il fisico – è riuscire a simulare gli effetti gravitazionali a energie più basse e ci siamo chiesti se in questo modo sarebbe stato possibile riprodurre un wormhole in laboratorio”. Il prototipo è minuscolo. E’ stato ottenuto collegando due foglietti del materiale più sottile del mondo, il grafene, con legami molecolari e un nanotubo. La struttura ottenuta è neutra e stabile, nel senso che al suo interno non entra nulla e nulla fuoriesce, ma quando si introducono dei difetti vengono generate correnti in entrata e in uscita.

“Spostandoci su dimensioni cosmiche, potremmo considerare un osservatore che con la sua navetta si avvicina a un wormhole come un elemento capace di perturbare la struttura: in questo caso – ha osservato – sarebbe possibile passare da una parte all’altra del cunicolo spaziotemporale, così come trasmettere segnali da una parte all’altra”.

Se da un lato un cunicolo spaziotemporale ottenuto in laboratorio fa volare la fantasia, le possibili applicazioni sono molto concrete: “i foglietti di grafene permettono di controllare correnti in entrata e in uscita” e ora l’obiettivo è ottenere un prototipo riproducibile su scala industriale. “Produrre una struttura simile significa poter trasmettere segnali in modo estremamente preciso a livello di atomi“, ha osservato l’esperto. “Il progetto è in via di definizione con il gruppo di Francesco Tafuri, del dipartimento di Fisica della Federico II”. Si potrebbero ottenere, ad esempio, nanostrutture capaci di trasmettere segnali in modo istantaneo poiché la corrente elettrica passerebbe nel vuoto.

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Marco Todeschini, uno dei più grandi fisici teorici del XX° secolo, fu cancellato dai libri di storia come era già successo con Tesla e la sua opera volutamente non divulgata, “grazie” all’azione di forze oscurantiste e materialiste, che mal tolleravano che egli, nelle sue teorie, parlasse apertamente di forze spirituali, dimostrandone addirittura l’esistenza.

todeschini-600x447Nacque a Valsecca, in provincia di Bergamo, il 25 aprile 1899, un piccolo paesino, situato nella Valle Imagna. Si laureò in ingegneria meccanica ed elettronica al Politecnico di Torino. Si specializzò e si diplomò in vari rami della fisica e della fisioneurologia. Divenne Professore Ordinario di meccanica razionale ed elettronica, al biennio di Ingegneria Superiore STGM di Roma e docente di Termodinamica all’Istituto Tecnico Industriale di Bergamo.

A Pavia, sviluppò varie ricerche teoriche e sperimentali al fine di scoprire il collegamento dei fenomeni fisici, con quelli biologici e psichici, determinando le precise relazioni matematiche reciproche e di assieme, armonizzando il tutto nella Teoria denominata “PsicoBioFisica”.

Il guaio era che la sua originale teoria fisica era in contrapposizione alle tesi della Relatività Einsteiniana. Rivalutando il concetto di “etere”, ovvero di un fluido sottilissimo responsabile di ogni moto e fenomeno dell’universo, concetto rifiutato dalle teorie di Einstein, si mise contro il mondo scientifico.

Le teorie dei filosofi o quelle degli scienziati sui fenomeni vengono da sempre, fatte basare su due ipotesi principali avversanti: il ‘pieno’ e il ’vuoto’. Il 60% dei fenomeni si può spiegare solamente con l’ipotesi del pieno (etere) e il rimanente 40% solamente con l’ipotesi del vuoto; da questa confusione Todeschini dedusse che si dovesse trovare una terza ipotesi.

In base a ciò, sviluppò un concetto: lo spazio non è una semplice “estensione geometrica”, bensì esso ha una densità regolare ed è dotato di mobilità, come un fluido gassoso o liquido, e affermò che alla luce di questo, si potevano spiegare qualitativamente e quantitativamente i fenomeni naturali.

Egli infatti teorizzò che uno spazio vuoto, in cui ogni punto è reso inerte per applicazione di forze da parte del mondo spirituale (Intelligenza Universale), si comporta come uno spazio pieno avente densità costante, proprio come ogni altra sostanza materiale.

Lo spazio privo di qualsiasi particella subatomica che noi riteniamo vuoto assoluto, per il fatto stesso di essere sede in ogni suo punto di “forze” sconosciute (intelligenti o spirituali o divine) diventa inerte, assume una massa, una certa densità, al pari della materia, ovvero oppone resistenza ad essere posto in movimento o ad essere ritardato se già in movimento, così come si comporta lo spazio pieno. Il pregio di questa teoria e di mettere d’accordo i vuotisti e gli eteristi e non è cosa da poco.

Todeschini quindi ammette l’esistenza di uno spazio tridimensionale, fluido, denso e incompressibile. In base a questo, giunse a postulare 10 equazioni che contemplano tutti i movimenti dello spazio, nel quale si identificano i vari fenomeni naturali. La meccanica con cui si verificano nel microcosmo (corpo umano) è la stessa del macrocosmo (universo). L’approccio alla scienza deve essere visto, secondo Todeschini, sotto tre aspetti: fisico, biologico e psichico. Conoscere ciascuno di essi, permette di scoprire cosa sia la nostra realtà oggettiva, biologica e soggettiva. Scienza, filosofia e teologia vengono così integrate, sfociando tutte nella medesima verità, che consiste nel portare lo spirito umano sempre più in alto verso la meta che lo attende (finalità ultima del Creato). La prima lo fa attraverso dimostrazioni, l’altra per ragionamento, l’ultima per Fede.

La finalità della scienza, secondo Todeschini, non è quella di sfruttare le sue applicazioni pratiche per l’esclusivo benessere materiale o basso egoismo di uomini e nazioni, bensì quello di farci intravvedere o (percepire) nella infinita generalità di ogni cosa e nell’ordine del Creato, l’opera del Creatore. Tutto ciò, auspicava Todeschini, avrebbe portato all’affratellamento dei popoli e non alla loro distruzione.

Nasce così la Psicobiofisica, il cui Presupposto è il seguente: “Il mondo fisico è costituito solamente di spazio fluido inerziale, i cui movimenti rotanti costituiscono i sistemi atomici ed astronomici che formano la materia e i cui movimenti ondulatori, quando colpiscono i nostri organi di senso, suscitano nell’anima nostra, ed esclusivamente in essa, le sensazioni di forza, elettricità, luce, calore, odore, sapore, ecc. che sono fenomeni di natura spirituale. Tutti i fenomeni fisici si riducono a movimenti di spazio provocati da forze applicate ad esso da parte del mondo spirituale, secondo un disegno unitario Divino che si esplica e si mantiene per volontà di Dio.

Per provare la sua teoria progettò il ‘Genegravimetro’: utilizzando una vasca piena d’acqua, con un vortice forzato, vi immerse delle sferette galleggianti: queste trascinate dal liquido orbitano o girano intorno al centro del gorgo, seguendo realmente le leggi del moto dei pianeti intorno al sole e degli elettroni intorno ai nuclei atomici.

Poi, immerse 2 sfere rotanti sui loro assi polari, facendo sì che il liquido producesse intorno ad esse i rispettivi campi rotanti centro-mossi: le due sfere si attraggono con una forza inversamente proporzionale al quadrato delle reciproche distanze, in pieno accordo con la legge della gravitazione universale. Con la differenza non di poco di riprodurre la forza di gravità non nel vuoto ma appunto nel liquido! E facendola variare a suo desiderio!

Nel febbraio 1950, di fronte alla stampa di tutto il mondo, Todeschini presentò la sua teoria: secondo la teoria della relatività di Einstein, la velocità della luce sarebbe un limite insuperabile, secondo Todeschini invece la velocità della luce dipenderebbe dal mezzo in cui si propaga, come affermò anche Tom Bearden negli anni ’70.

A riprova di ciò, il fisico Harold Peake, del Laboratorio di ricerche scientifiche della Marina degli Stati Uniti, annunciò di aver provocato in un tubo a raggi catodici, lo spostamento di una macchia luminosa alla velocità di 322 KM/secondo. Come ha documentato Tom Bearden, anche Nikola Tesla era giunto in passato a risultati simili.

In base alle teorie studiate, Todeschini riuscì a progettare un nuovo motore a forza propulsiva centrifuga, che fu presentato al Congresso internazionale di ufologia Wisbaden, in Germania, il 2 novembre 1975. Il dispositivo fu oggetto anche di una relazione ad un congresso ufologico svoltosi in Germania nel 1973, con la quale si dimostrava che tale motore poteva avere le stesse caratteristiche e possibilità di quelli usati per la propulsione degli UFO.

Il brevetto di tale motore fu depositato nel 1932 e rilasciato il 17 novembre 1933 dall’allora Ministero per le Corporazioni del Regno d’Italia. Questo ‘motore è formato da un motore di qualunque genere connesso ad un sistema di ingranaggi e a due masse rotanti, che è in grado di generare una forza propulsiva autonoma, orientabile. Il principio di tale motore va oltre le leggi della fisica comunemente accettate, poiché permetterebbe di spostare un veicolo nello spazio, in qualsiasi direzione e senza espulsione di massa, come invece accade negli attuali missili astronautici.

Ai giorni nostri, un sistema di propulsione di questo tipo viene denominato “propulsione non newtoniana” ed è oggetto di studi e ricerche da parte di molti scienziati di frontiera italiani e stranieri, ma praticamente nessuno di loro nelle loro opere accenna al loro precursore Todeschini, forse per ignoranza!?

Vi sono peraltro, attualmente, anche diverse teorie cosmogoniche e cosmologiche o semplicemente di fisica alternativa, che rivalutano l’Etere come elemento insostituibile per la comprensione dei fenomeni, nelle quali i loro autori accennano o fanno chiaro riferimento all’opera di Todeschini, citandone le opere, ed altre invece, che pur essendo assolutamente simili nei concetti, non ne accennano affatto, come se tutto fosse farina del loro sacco. Todeschini fu, di fatto, cancellato dai libri di storia come successe già a Tesla e l’esperimento di Peake fu classificato come un errore di misurazione.

Marco Todeschini visse gli ultimi anni della sua vita a Bergamo, dove morì il 13 ottobre 1988; fu seppellito nel suo paese natale, Valsecca, dove la sua lapide dice: ”Visse la sua vita per la scienza universale”. Solo alla fine deglia anni 90, la “Propulsione non Newtoniana” di Todeschini prese di nuovo vigore.

Le sue teorie sono sostenute da centinaia di rigorose formule matematiche, da osservazioni astronomiche e da verifiche sperimentali. Egli è riuscito a scoprire quello che ancora si cerca disperatamente da almeno un secolo: l’unificazione dei campi di forze. Einstein ci aveva provato, ma non ci era riuscito; e di questa meta oggi i fisici ne parlano come di un sogno lontano, realizzabile, forse, in un nebuloso futuro.

Todeschini è andato anche oltre questo, unificando in una sola equazione tutti i fenomeni fisici dell’universo materiale, spingendosi ancora più in là, fino ad unificare le due branche del sapere umano, quella scientifica e quella umanistica – che hanno sempre seguito strade disgiunte, con risultati disastrosi per la cultura e la vita su questo pianeta.

Ma allora, alla luce di tutto questo, come mai non si insegnano le teorie di Todeschini nelle università? Come mai non vengono usate nelle ricerca, nella tecnica, nella cultura? Come mai non c’è un monumento in suo onore in ogni città d’Italia? La ragione è la seguente: questa nostra società è basata su una cultura totalmente materialista, dove tutto ciò che non è in linea con essa, viene ignorato se non apertamente osteggiato, nei casi più gravi. “Purtroppo” Todeschini parlava anche di percezioni e di spirito, e questo alla cultura materialista non piaceva e non piace tuttora. Non è, dunque, che le sue dimostrazioni e le sue formule matematiche siano errate: semplicemente non piacciono! Quindi non vengono confutate, ma semplicemente ignorate!

Nella sua monumentale “Teoria delle Apparenze” egli unifica tutti i fenomeni fisici di questo universo in un’unica, ben nota equazione: F=m·a ovvero Forza uguale massa per accelerazione. Dato che la velocità si esprime come spazio nell’unità di tempo (es.: 1 Km all’ora) e l’accelerazione come velocità nell’unità di tempo (ad es. 1 Km. all’ora ogni ora), senza occuparci troppo delle esatte formule matematiche, possiamo notare che nel calcolo della forza sono coinvolte solo tre grandezze: massa, spazio e tempo.

Quando una massa in movimento colpisce il soggetto, crea l’accelerazione di una massa, che noi percepiamo come forza. Ma F=forza può essere tranquillamente sostituita con qualsiasi altra percezione: vista, udito, gusto, ecc… Quindi questa formula rappresenta il punto d’incontro tra la realtà oggettiva e soggettiva, tra percepente e percepito.

In altre parole, dice che l’impatto di un flusso, cioè di una massa in movimento (materia attraverso lo spazio e il tempo), col soggetto percepente, rappresenta la “sostanza oggettiva”, il substrato su cui noi creiamo le percezioni di forza, calore, suono, colore, sapore, ecc… che a loro volta sono considerate la realtà che viviamo.

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… Ma le forze dell’oscurantismo entrarono in azione, e l’opera di Todeschini cadde nel dimenticatoio. I motivi di questo cover-up per chi ne conosce l’opera, non sono difficili da capire, infatti, nella sua opera egli si dichiarava apertamente avversario delle teorie einsteniane, le quali negavano l’esistenza dell’etere e dichiaravano la velocità della luce come la massima raggiungibile nell’universo. Nella Teoria delle Apparenze, invece, Todeschini dimostrava l’infondatezza del pensiero di Einstein, ed ovviamente tutti coloro che sono attaccati al carrozzone della scienza cosiddetta ufficiale, non possono che far finta di non sapere.

I governanti occulti si diedero, quindi, da fare in modo che Einstein si rassegnasse a tenere la bocca chiusa, mentre Todeschini veniva cancellato dai libri di storia come era successo a Tesla, e l’esperimento di Peake classificato come un errore di misurazione. E se qualcuno si fosse permesso di sostenere teorie “non allineate” avrebbe immediatamente perso la cattedra.

La Teoria di Todeschini dimostra l’esistenza di forze spirituali, per cui possiamo immaginare la reazione degli scienziati ortodossi, chiaramente positivisti, di fronte a tale asserzione. Ora, però, sembra che la scienza si stia in qualche modo ricredendo soprattutto sulla teoria einsteniana, e l’Etere cacciato dalla porta… sta rientrando dalla finestra!

Marco Todeschini è stato dunque, come abbiamo potuto vedere, uno studioso immensamente meritevole per la scienza, ma volutamente osteggiato, censurato e messo nel dimenticatoio. Speriamo almeno che il velo dell’oblio possa finalmente, oggi, essere tolto, e che la sua opera possa ritornare alla luce. Egli fu uno scienziato umile, come lo sono solo i grandi, che cercò di far avanzare la scienza non a proprio vantaggio, ma per il vantaggio di tutti.

Qui di seguito, un video con l’ultima apparizione di Todeschini (a 88 anni), ad un congresso, in cui espone la sua teoria in modo semplice e comprensibile: https://youtu.be/Jynu-Y16Vr8

Articolo di Autori Vari (titolo originale: “Rivelazioni non autorizzate”)

Fonte: http://www.circolotodeschini.com

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