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La coscienza non risiede nel cervello. La teoria quantistica dei microtubuli.

Posted on 30 Ott, 2016 | 3 comments


La storia di un paziente arrivato a 44 anni senza sapere di aver perso la maggior parte dei propri neuroni: un caso clinico che interroga sulla vera natura della coscienza.

cervello

[Focus] Diversi anni fa un francese di 44 anni si presentò in ospedale lamentando una debolezza a una gamba.

Gli esami a cui fu sottoposto lasciarono i medici di stucco: il suo cranio appariva invaso da liquido cerebrospinale, e la parte più interna del suo cervello appariva quasi completamente erosa.

Rimaneva soltanto un piccolo perimetro di tessuto a fare “da contorno”.

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Il caso è noto e fu descritto nel 2007 in un articolo sulla prestigiosa rivista Lancet. In questi giorni Axel Cleeremans, psicologo cognitivo della Université Libre di Bruxelles, Belgio, ne ha parlato davanti all’Associazione di studi scientifici sulla coscienza, a Buenos Aires. La vicenda pone infatti non pochi interrogativi sul concetto di coscienza, intesa come presenza a sé e consapevolezza della propria esistenza.Impiegato statale, sposato, padre di due figli, aveva un quoziente intellettivo inferiore alla media (75) ma nulla che facesse pensare a una disabilità mentale: l’uomo era arrivato fino a quel momento conducendo una vita normale.Per i medici, la sua situazione si era sviluppata nell’arco di 30 anni, per un accumulo di liquor (un fluido che si trova nel sistema nervoso centrale) nei ventricoli cerebrali, una condizione nota come idrocefalo.L’uomo era stato trattato da bambino con uno stent, che durante l’adolescenza era stato rimosso, lasciando il liquido libero di erodere i tessuti cerebrali.

Come è possibile? Le teorie che tentano di legare il concetto di coscienza a strutture anatomiche del cervello sono messe a dura prova dal fatto che un uomo possa aver vissuto la sua vita adulta anche senza gran parte del tessuto cerebrale.

I lobi frontali, parietali, temporali e occipitali del cervello presiedono alle principali funzioni cognitive e percettive, eppure nel paziente risultavano ridotti al minimo, segno che il cervello, nell’arco degli anni, si era progressivamente adattato a funzionare anche in questa condizione. Per Cleeremans, la plasticità cerebrale è la chiave per comprendere come funziona la coscienza. In base alla sua ipotesi, la contezza di sé (cognizione particolareggiata di sé) si guadagna con l’esperienza, si arricchisce con l’apprendimento e le interazioni con se stessi e il mondo esterno. Questa consapevolezza si riformula e aggiusta in continuazione, per tentativi, e il cervello impara di volta in volta a ri-descrivere le proprie attività. Nel caso dell’uomo francese, anche i pochi neuroni rimasti erano ancora capaci di elaborare una teoria del sé: il paziente aveva quindi una coscienza, pur essendo rimasto con soltanto il 10% di tessuto cerebrale.

La fisica quantistica potrebbe spiegare l’esistenza dell’anima. La Teoria Quantistica della Coscienza

Una teoria rivoluzionaria sostiene che l’anima umana è una delle strutture fondamentali dell’Universo e che la sua esistenza è dimostrabile grazie al funzionamento delle leggi della fisica quantistica. Con la morte fisica, le informazioni quantistiche che formano l’anima non vengono distrutte, ma lasciano il sistema nervoso per essere riconsegnate all’Universo.Un medico e un fisico quantistico di fama mondiale, l’americano dott. Stuart Hameroff e l’inglese Sir Roger Penrose, hanno sviluppato una teoria che potrebbe dimostrare definitivamente l’esistenza dell’anima.

Secondo la Teoria Quantistica della Coscienza elaborata dai due scienziati, le nostre anime sarebbero inserite all’interno di microstrutture chiamate “microtubuli”, contenute all’interno delle nostre cellule cerebrali. La loro idea nasce dal considerare il nostro cervello come una sorta di “computer biologico”, equipaggiato con una rete di informazione sinaptica composta da più di 100 miliardi di neuroni . Essi sostengono che la nostra esperienza di coscienza è il risultato dell’interazione tra le informazioni quantiche e i microtubuli, un processo che i due hanno definito “Orch-OR” (Orchestrated Objective Reduction).

Con la morte corporea, i microtubuli perdono il loro stato quantico, ma le informazioni in essi contenute non vengono distrutte. In parole povere, più legate ad un linguaggio tradizionale, l’anima non muore, ma torna alla sua sorgente.“Quando il cuore smette di battere e il sangue non scorre più, i microtubuli smettono di funzionare perdendo il loro stato quantico”, spiega il dott. Hameroff, professore emerito presso il Dipartimento di Anestesiologia e Psicologia e direttore del Centro di Studi sulla Coscienza presso l’Università dell’Arizona.

“L’informazione quantistica all’interno dei microtubuli non è distrutta, non può essere distrutta, ma viene riconsegnata al cosmo. Quando un paziente torna a vivere dopo una breve esperienza di morte, l’informazione quantistica torna a legarsi ai microtubuli, facendo sperimentare alla persona i famosi casi di premorte”, spiega Hameroff al Daily Mail.

La grande portata di questa teoria è evidente: la coscienza umana, così intesa non si esaurisce nell’interazione tra i neuroni del nostro cervello, ma è un informazione quantistica in grado di esistere al di fuori del corpo a tempo indeterminato. Si tratta di quella che per secoli le religioni hanno definito “anima”.

Questa teoria scientifica si avvicina molto alla concezione religiosa orientale dell’anima. Secondo il credo buddista e induista, l’anima è parte integrante dell’Universo ed esiste al di fuori del tempo e dello spazio. L’esperienza corporea (o anche terrena, materiale), non sarebbe altro che una fase dell’evoluzione spirituale della coscienza umana.

Ma anche le religioni del libro, quali l’Ebraismo, il Cristianesimo e l’Islam, insegnano l’immortalità dell’anima. Chissà che questa teoria non possa aprire una nuova stagione di confronto positivo tra la ragione e la fede, la religione e la scienza.

3 Comments

  1. MI sono avvicinato a questa interessante teoria grazie all’opera di divulgazione dello scienziato Massimo Teodorani… e devo dire che che per ora è ciò che più si avvicina ad una spiegazione razionale della coscienza. Grazie per l’interessante articolo!

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  2. I Microtubuli sono ultrastrutture presenti in ogni cellula, non solo quelle cerebrali. Responsabili di diverse funzioni.

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    • Certamente le cellule del sistema nervoso non sono solo nel cervello.

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